Stanze, boschi e web. Nei luoghi c'è bisogno di cura

Viviamo in un momento storico in cui, nella comunicazione, dominano la velocità, la fretta e, spesso, la semplificazione del discorso. I media ci abituano ad una comunicazione smart, spesso utile per ampliare la conoscenza e inaugurare nuove pratiche di interazione. Tuttavia è la responsabilità individuale che produce la qualità della comunicazione e per questo, in ogni luogo,  possiamo decidere se esprimerci a vantaggio della comprensione reciproca oppure della banalizzazione, della superficialità, del giudizio.

Cura è una parola speciale perché parla sì di riflessioni, idee e progetti ma soprattutto di pratiche. Prendersi cura dovrebbe diventare il nuovo paradigma di convivenza dato che senza cura non c’è vita.

Letizia Paolozzi * definisce la cura del vivere  “l’etica della responsabilità”.

La cura non è compatibile con il “tutto e subito”, richiede il tempo dell’incontro, dell’ascolto, della prossimità. Per questo, l'esperienza che scaturisce deve essere altamente personalizzata, evitando di confondersi con il prodotto di consumo, pena la sua estinzione.

Dalla semplice richiesta di informazioni, alle esperienze da realizzare insieme, alla consulenza online, ci prendiamo cura di voi ed è in questo modo che, insieme, attraversiamo  dubbi, domande e problemi del nostro tempo.


* Giornalista. Nel suo saggio Prenditi cura (et al 2013) Paolozzi guarda alla cura come un paradigma capace di ribaltare il modo di intendere le relazioni di potere. 

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